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Archive for the ‘VBI’ Category

Modulistica On-Line, Segnaletica Stradale e VBI

In UI, UX, VBI on marzo 31, 2011 at 00:12

Domanda: Quale nesso c’è tra la Modulistica On-Line la Segnaletica Stradale  e la VBI?

Risposta: diversi elementi, il cui filo conduttore, è da ricercarsi nello studio, o approccio, da adottare per rappresentare le informazioni in modo schematico ed intuitivo.

Antefatto

Per ragioni lavorative, sto affrontando il tema della modulistica on-line per i nostri clienti, che sono pubbliche amministrazioni. Si potrebbe dire che è un tema di semplice realizzazione, sia dal punto di vista concettuale che dal punto di vista tecnico.

Non posso reputarmi un esperto del tema, ma indagando cosa si poteva fare, in termini di automazione del  processo per la generazione di moduli web e relative versioni trasformate in formato PDF, perché dipendiamo ancora dal pezzo di carta,  mi sono accorto che non ci sonocosì  tante soluzioni, o meglio vi sono diverse proposte tecniche, sia open che proprietarie, ma non vi sono dei veri e propri strumenti che permetto ad un utente base, che sa usare strumenti come MS word, di creare facilmente un modulo web, produrre in automatico una struttura dati che memorizzi le informazioni, e, dulcis in fundo, produrre un documento PDF da stampare e archiviare.

Quest’ultimo tema, tra l’altro, è quello che ci ha fatto maggiormente riflettere, perché nell’insieme del contesto, l’obiettivo principale è quello di fornire uno strumento semplice ed intuitivo all’utente, senza richiedergli di produrre una web form, un modello PDF e quindi di collegarli, strada proposta da diverse soluzioni.

Come dicevo l’ideale sarebbe un sistema che, una volta disegnata la form, come si potrebbe fare su MS Word, questa verrebbe trasformata, da una parte in pagina web e dall’altra possa produrre il PDF finale.

Altro elemento non trascurabile, è la tecnologia; sebbene non vi siano preclusioni particolari, l’intenzione sarebbe di proseguire con gli elementi tecnologici già adottati in azienda, quali Java, PHP; in altre parole non Microsoft.

Tutto questo preambolo per arrivare al nocciolo del ragionamento, in quanto nel discutere con le mie persone, per lo più tecniche, ho iniziato a pormi delle domande; domande che mi sono posto a fronte di un altro evento illuminante.

La segnaletica stradale

Qualche giorno fa, ho per caso assistito ad un servizio di Top Gear relativo alla segnaletica stradale britannica.

James May, accompagnava una simpatica signora di nome Margaret Calvert assistente di Jock Kinneir; Kinneir era un tipografico e grafico che insieme alla sua assistente, la Calvert appunto,  ha disegnato la maggior parte dei cartelli stradali inglesi attualmente in uso.

Il loro lavoro iniziato nei primi anni sessanta, è riassunto, se così possiamo dire, nelle linee guida della segnaletica stradale britannica che si possono trovare qui – tralascio alcun paragone con quello che offre il nostro ministero, giusto per dare un’idea della “trasparenza” e “serietà” del popolo anglosassone.

Quello che più mi ha colpito ed attratto, è stato l’approccio adottato per identificare un metodo standard efficace per rappresentare informazioni in modo chiaro ai viaggiatori, che sfrecciano, ad esempio, sulle autostrade, per cui è importante accedere ad informazioni certe e in modo rapido ed intuitivo – non sono forse questi elementi caratterizzanti la VBI?.

Proprio per questo motivo, Kinneir si è posto in un’ottica differente, ovvero sotto la prospettiva del guidatore, piuttosto che del designer: ‘What do I want to know, trying to read a sign at speed?’

Quello che segue sono alcuni elementi che ne sono derivati:

  1. La creazione di un font particolarmente adatto alla lettura, che prende il nome di Transport
  2. L’idea di utilizzare sia caratteri stampatello maiuscolo che caratteri minuscoli perché il guidatore avrebbe identificato il nome della destinazione non tanto dal nome stesso quanto dalla forma che assume, in questo il cervello riesce a processare più velocemente l’immagine dalla sua forma, piuttosto che dal contenuto.
  3. Il posizionamento dei pannelli, non perfettamente perpendicolari alla strada, ma con un angolo di 95° per evitare riflessi.
  4. Il disegno dei cartelli che illustrano le direzioni, come ad esempio le rotatorie, cercando di avere una rappresentazione schematica, ma al tempo stesso fedele, così da agevolare l’utente nel determinare velocemente la propria destinazione.
  5. L’uso dei colori, sempre con l’obiettivo di evidenziare le informazioni
  6. L’uso di sigle numeriche per identificare le strade.
Segnaletica

Un esempio di segnaletica

Insomma, si capisce che è stato fatto un lavoro con un approccio “scientifico” anche in uno scenario, se volgiamo, d’uso comune come la segnaletica stradale in tutti i suoi aspetti.

Vi rimando, se siete curiosi, alla lettura o esplorazione del capitolo 7 della vasta documentazione che documenta in modo dettagliato le regole per la costruzione della segnaletica.

Alcuni elementi emersi da questa analisi, come, ad esempio, l’uso di un font particolare, l’adozione di forme grafiche specifiche per mettere in evidenza informazioni, ecc, sono elementi che mi hanno fatto riflettere ulteriormente mentre pensavo al tema originale, ovvero la creazione di modulistica.

Font Transport

Set Font Transport

La modulisica On-line

Gli spunti sui quali mi sono messo a riflettere sono, di fatto, legati a quello che un utente vorrebbe avere e poter fare in modo agevole.

In questo caso specifico, vi sono due tipi di utenti; da una parte ci sono i cittadini che debbono compilare un modulo e dall’altra il personale dell’ente che deve recuperare le informazioni dai moduli.

I primi, i cittadini, sono spesso di fronte ad un semplice ma annoso problema, quello della compilazione del modulo e del capire che cosa deve essere inserito e dove inserirlo.

Quante volte ci troviamo a compilare semplici moduli e ci ritroviamo a dover fare delle correzioni perché abbiamo errato ad inserire determinate informazioni nell’apposita sezione. Oppure ci aspettavamo più spazio o credevamo che quella determinata informazione non venisse o meno spezzata in più parti.

Qui, si delinea un primo aspetto, quello che dovrebbe richiedere a tutti noi di dover leggere o fare un esame anche veloce dell’intero modulo per capire come compilarlo.

Ovviamente un modulo on-line ha il grande pregio di permettere all’utente di fare anche un errore e di rimediare subito dopo, facendo la modifica stessa. Inoltre un modulo on-line può essere corredato di help on-line che ci segue nei vari passaggi e darci ulteriori informazioni.

Quest’ultimo aspetto, a mio avviso, ha un ruolo troppo sacrificato e dimenticato, e dovrebbe essere maggiormente esplorato, perché aiuterebbe gli utenti non avvezzi a compilare il modulo in modo efficace e corretto.

Non dimentichiamoci, che i moduli vengono preparati da persone che vedono lo strumento, il modulo,  dal loro punto di vista e non da quello dell’utente finale – questo tema si ripresenta sotto diverse forme.

E con questo si arriva al secondo attore, ovvero l’utilizzatore del modulo, lato ente, che deve recuperare le informazioni inserite dal cittadino.

Questo attore, ignora, la parti del modulo che ha costruito come intelaiatura per  creare il contesto e permettere al cittadino di compilarlo, per poi recuperare le informazioni necessarie.

Pertanto si presenta la necessità di rendere più facilmente riconoscibili quelle parti di testo aggiunte dal cittadino.

Solitamente, in un modulo compilato a mano, i testi aggiunti dall’utente sono immediatamente riconoscibili perchè caratterizzati dal’uso di un colore d’inchiostro della penna diverso da quello del modulo stesso, spesso di colore blu, piuttosto che dall’utilizzo di una grafia ovviamente differente.

Di contro la grafia è variabile e la velocità di lettura di un modulo dipende dalla chiarezza usata nel trascrivere i dati.

Tornado ad un sistema informatizzato, si evince che per poter aiutare entrambi gli attori, sia necessario realizzare un sistema che presenti delle form guidate che generino dei moduli compilati automaticamente con font e colori differenti in modo da differenziare il testo del modulo da quello aggiunto dall’utente.

Fattore Bugia

In VBI on Maggio 17, 2010 at 21:37

Di questi tempi dovremmo avere un assoluto bisogno di rassicurazioni, di buon senso e di ovvietà! Altro che bugie! Bugie che si annidano ovunque e che, nel nostro mondo caotico e sovraffollato di informazioni, a volte prevalgono rispetto alla verità perchè presentate sotto un aspetto che a prima vista ci sembra plausibile, molto plausibile, ma che nella realtà nascondono un subdolo obiettivo, quello di ingannarci.

Questo avviene spesso con la rappresentazione delle informazioni sotto forma di grafici; quante volte capita di vedere grafici e rappresentazioni che vogliono assicurarci che tutto va bene e che, se ci sono dei ritardi o discrepanze queste sono sotto controllo.

Queste menzogne sono a volte lampanti, come per esempio questo grafico, che è spudoratamente “bugiardo”.

Stato avanzamento progetti egov 2012 Obiettivi Settore scuola

Stato avanzamento progetti egov 2012 Obiettivi Settore scuola

Potete trovare questo grafico al seguente indirizzo (ma potrebbe essere cambiato nel frattempo):  http://www.e2012.gov.it/egov2012/?q=content/anagrafe-scolastica-11.

Non mi interessa entrare nel merito dell’argomento, ma soffermarmi su due aspetti:

#1 il più evidente, ovvero che nonostante questo progetto sia tutto sommato in ritardo, da quello che si percepisce guardando il grafico, la faccina sorridente ci dice che è tutto OK. Forse sarà anche vero, ma come facciamo a saperlo?  Non sembrerebbe. Poi entreremo nel merito di capire perchè dire bugie in modo così plateale su argomenti, che, tra l’altro hanno interesse nazionale, visto che sono rivolti allo sviluppo e l’innovazione della nostra Pubblica Amministrazione.

#2 le percentuali di avanzamento hanno valori strabilianti, e forse per questo motivo la faccina è sorridente.

Tenendomi alla larga, per il momento dal contesto, se andiamo ad esplorare altri casi sempre gentilmente offerti dal ministero, vediamo che le bugie sono tante e molte e che quasi tutti i progetti, nonostante evidenti ritardi sono tutti accompagnati dalla simpatica faccina che ride.

A dire il vero ne ho trovato uno che mostra una faccina non del tutto convinta, e che vi mostro qua, perchè di fatto il progetto si sta avviando. Ad essere sincero la faccina dovrebbe essere triste e non “perplessa”, ed anche qua si vede come c’è sempre bisogno di mostre una realtà “distorta”, mentre i dati, i numeri ci dicono chiaramente che il progetto è fermo; almeno così sembrerebbe.

Stato avanzamento progetti egov 2012 Obiettivi settore giustizia

Stato avanzamento progetti egov 2012 Obiettivi settore giustizia

Una chiara, dettagliata e approfondita etichettatura dovrebbe essere utilizzata per eliminare le distorsioni grafiche e le ambiguità. Inserite spiegazioni sui dati sullo stesso grafico ed  etichettate eventi importanti nei dati. (E.R. Tufte)

Altro caso, che il sito ci presenta – è una fonte inesauribile di esempi quasi fatti apposta – è quello che segue dove vengono mostrate le solite barre orizzontali, alcune delle quali, 11 per la precisione – più della metà -, hanno raggiunto il 100% dell’avanzamento, quindi sono completate.

Le rimanenti 7, invece sono tra il 35% e l’80%. Come sempre il progetto è OK, con la solita faccina sorridente, ma quello che ci deve far sorprendere e far capire questo esempio è che le singole voci non possono avere un peso uguale – poi andremo a toccare l’elemento fondamentale e mancante.

Stato avanzamento progetti egov 2012 Obiettivi settore scuola

Stato avanzamento progetti egov 2012 Obiettivi settore scuola

Da una lettura sommaria delle voci sembrerebbe che la maggior parte delle convenzioni con i fornitori di tecnologia sono state stipulate e concluse, e che si stia affrontando la componente di spiegamento del progetto  – deployment – e qui mi sembra che siamo messi maluccio perchè lo spiegamento delle tecnologie è al 35% (ultima barra).

Ma il tempo, la variabile tempo dov’è finita? e i costi? Ecco le vere assenti di questi grafici, quelle che dovrebbero dirci di che salute godono questi progetti.

Capisco che un protocollo d’intesa, ovvero una convenzione non sia un’attività a tempo zero, una milestone, per intenderci, però non si capisce per nulla se il progetto è condotto nei modi e nei tempi prefissati.

Si aggiunga anche il fatto che si sta usando una rappresentata non idonea per rappresentare questo tipo di informazioni. Sarebbe stato più opportuno adottare, sempre per rimanere in tema, una tabella con la voce, la percentuale di raggiungimento dell’attività e una colorazione per fasce di avanzamento del tipo: 0% -33% rosso, 34% – 66% giallo e 67% – 100% verde.

Oppure si poteva utilizzare la metodologia EVM (Earned Value Management), sicuramente più sofisticata e meno comprensibile ai non addetti ai lavori, ma che unisce i tempi e i costi in relazione all’avanzamento del progetto.

Ultimo appunto; i colori, messi li magicamente per confondere e distogliere l’attenzione dalle informazioni. Di fatto l’occhio si sofferma più spesso sulle barre colorate, perdendo di vista il contenuto del grafico, che dovrebbe dirci che questi progetti apparentemente sono OK, ma che molto probabilmente non stanno rispettando i tempi e forse i costi (speriamo di si) preventivati.

E’ encomiabile l’intenzione del ministero (Ministro Brunetta) a dare evidenza e trasparenza, ma bisognerebbe anche essere consapevoli di quello che si sta facendo, assicurandosi che:

  1. non vi siano informazioni in contraddizione
  2. si dica la verità, anche quando un progetto è in ritardo, cosa che avviene più spesso di quello che si vuole mostrare
  3. si dica la verità mostrando i dati in contesti omogenei e confrontabili

altrimenti si cade facilmente in contraddizione. Se dev’essere trasparenza che lo sia realmente e non sia quella di una realtà alternativa tratta.

Più che trasparenza mi sembra un vetro opaco, sul quale si getta l’acqua che per un attimo permette di essere meno opaco.

O forse la verità è un’altra, ovvero far apparire una realtà distorta perchè qualcuno ha l’interesse che sia percepita in tale modo e non per quello che realemente è. Come dicevo prima, però, non ci si accorge che vi sono nell’ignoranza globale in cui ormai viviamo, errori che sembrano sfuggire alla disattenzione generale, altro indice dell’approssimazione con cui ci si dedica alle proprie attività.

G.O.

I 5 principi sull’eccellenza grafica

In VBI on Maggio 5, 2010 at 18:24

Prendo in prestito questi 5 semplici e concisi principi sull’eccellenza grafica da E.R. Tufte, che non hanno bisogno di ulteriori spiegazioni, ma che penso sia importante tenere sempre in considerazione.

  1. l’eccellenza grafica è una rappresentazione ben progettata a proposito di dati interessanti; una quesione di sostanza, statistica e design
  2. l’eccellenza grafica consiste nel comunicare idee complesse con chiarezza, precisione e efficienza
  3. l’eccellenza grafica deve permetere di stimolare all’osservatore il maggior numero di idee nel minor tempo, con il minor uso di “inchiostro” e nel minor spazio
  4. l’eccellenza grafica è quasi sempre multivariata – ovvero l’oggetto dell’analisi è per sua natura formato da almeno due componenti (c.f statistica multivariata)
  5. l’eccellenza grafica richiede di dire la verità sui dati.

VBI: Uno sguardo rivolto al passato – parte prima

In VBI on aprile 18, 2010 at 14:09

La storia, si sa, è un valido ausilio e voltarsi indietro ad analizzare il passato serve per poter proseguire nella direzione giusta, e permetterci di evitare errori precedentemente commessi o identificare eventuali ostacoli non ancora incontrati.

Nel suo ultimo post, Steve Few si è soffermato su un tema interessante: “Doing the Unprecedented” letteralmente “Fare senza precedenti”, ovvero concentrare energie per ricercare quello che ancora non c’è.

Cosa c’entra con il titolo del post? Ci arrivo.

Una delle conclusioni a cui arriva Steve, e che condivido, è legata al fatto che per vivere in un mondo migliore, non serve andare alla ricerca di ciò che non c’è, quanto sarebbe auspicabile concentrarsi su quello che interessa e che funziona; un approccio pragmatico, di buon senso e pratico (nonché con una certa dose di moralità), in sintesi le caratteristiche necessarie per chi si occupa di VBI.

Ed ecco che arrivo al punto, prendendo spunto per fare un salto indietro nel tempo, senza dover andare troppo in là, anche se potrebbe aver senso, ma basta, ed è un eufemismo, fermarsi nell’anno 1786 e ammirare quello che è stato prodotto da William Playfair, ingegnere scozzese che si è dedicato alla politica ed all’economia, e che per primo ha pensato bene di adottare rappresentazioni statistiche grafiche; per intenderci è colui che ha “creato” il grafico a bare, il grafico a torta e più in generale i grafici lineari.

Playfair ha vissuto una vita controversa ed intensa tanto che alcune biografie lo definiscono “un ingegnere ed economista mascalzone” mentre “Eminent Scotsmen” lo descrive come un “ingegnoso meccanico e scrittore”, ovvia visione di parte, ma che fa capire lo spirito arguto e d’innovazione che contraddistingueva Playfair.

Circa vent’anni prima di Playfair, Joseph Priestley, attivo filosofo, teologo e naturalista, aveva creato un innovativo modo di rappresentare un grafico “timeline”, dove barre individuali erano usate per visualizzare la durata della vita di una persona, e nell’insieme questo grafico era usato per fare confronti sulla durata della vita di persone differenti.

Grafico di Priestley "timeline"

"timeline" ideato da Priestley

Queste barre ispirarono Playfair per la creazione dei grafici a barre che apparirono nel suo trattato “Commercial and Political Atlas” del 1786.

Pare che l’idea di usare i grafici a barre sia nata da un’esigenza dovuta al fatto che nella rappresentazione delle tendenze (grafici lineare) delle attività di importazione ed esportazione dei 34 più significativi paesi nel tempo (anni), mancasse proprio la serie storica legata alla Scozia, pertanto pensò di rappresentare con un grafico a barre l’unico anno in suo possesso con i valori suddivisi per ciascun paese con cui la scozia aveva rapporti commerciali.

Grafico a barre Playrair

Grafico a barre di Playfair da "Commercial and Political Atlas"

Questo aneddoto mostra  come le idee nascono dalla necessità dell’uomo di trovare soluzioni pratiche a questioni e problemi ben definiti.

Pertanto questo grafico costituisce la soluzione più genuina al problema di rappresentare confronti tra valori quantitativi discreti.

L’altra intuizione di Playfair è quella che un grafico permette una comunicazione migliore rispetto ad una tabella, tanto da essersi accreditato anche la creazione dei grafici lineari e dei grafici a torta.

William Playfair grafico a torta

William Playfair grafico a torta

Il trattato “The Commercial and Political Atlas” contiene, oltre al sopracitato grafico a barre, anche 43  grafici lineari, mentre il successivo Breviario sulla statistica (Statistical Breviary) del 1801 contiene i primi grafici a torta.

William Playfair grafico lineare

William Playfair grafico lineare

Riprendendo le primissime righe del post, analizzando il lavoro fatto da Playfair alla fine del 1700 e quelle che sono le modalità di rappresentare i dati ai giorni odierni, non ci sono grosse differenze sostanziali, dal punto di vista della pura rappresentazione grafica, mentre sono state poste maggiori attenzioni sugli strumenti tecnologici e sulle variazioni grafiche che hanno puntato su una sorta di abbellimento dei grafici dimenticando l’aspetto più importante, che è quello di dover semplificare la lettura dei numeri.

Mi preme, infatti fare un’ulteriore considerazione, che ci porta indietro nel tempo per arrivare ai tempi in cui l’uomo ha avuto, nel suo processo evolutivo, di esprimersi e di comunicare, sia in modo orale che in modo scritto, tanto che, dalle prime rappresentazioni grafiche rupestri, si è poi arrivati, nel corso dei millenni alla scrittura, e cosa c’è di più sintetico della scrittura? I caratteri dell’alfabeto ci permettono, composti in modo opportuno, di esprimere concetti semplici o complessi e  in modo simile i numeri, tanto che un numero qualsiasi è immediatamente “letto” e “interpretato”, anche se i numeri, per una loro corretta interpretazione, devono essere inseriti in un contesto di riferimento, che ci fa capire se quel numero è grande o piccolo.

I grafici, hanno, quindi il compito di semplificare l’interpretazione dei numeri, nei caso in cui tanti numeri messi insieme non permettono di essere facilmente interpretati.

Tabella

Tabelle

Infatti, se prendiamo, come esempio, questa semplice tabella, sulla falsa riga dei lavori fatti da Playfair, la tabella ha tutte le informazioni necessarie per capire gli andamenti, ma richiede particolare attenzione e un’attenta lettura per capire gli andamenti anno su anno e le differenze tra importazioni ed esportazioni.

Grafico Lineare

Esempio di grafico lineare

Un grafico lineare, come quello che segue, che parte dagli stessi numeri, ci permette leggere e capire i numeri più velocemente, in quanto il messaggio da passare non è la lettura sul singolo numero ma è la lettura dell’andamento nel suo insieme.

Grafico Lineare 3D

Esempio di grafico lineare 3D

Partendo dal grafico appena presentato, quello che segue, invece, è una rielaborazione grafica, usando una modalità più accattivante, in tre dimensioni, ma che ci disorienta e non ci permette più di leggere in modo immediato il grafico e l’andamento delle importazioni e delle esportazioni.

La storia, riprendendo l’introduzione del post, ci mostra che i grafici di Playfair, nella loro semplicità e bellezza grafica, sono e rimangono attuali e che bisogna porre attenzione sul’essenza della VBI non tanto sugli effetti speciali, come spesso li chiamo.

G.O.

I fatti sono testardi, ma le statistiche sono più flessibili …

In BI, VBI on marzo 10, 2010 at 17:34

… ovvero

“Facts are stubborn, but statistics are more pliable.”

come recita Mark Twain, così come recita Marissa Mayer, VP Search Products & User Experience di Google, parlando nel blog Google dell’acquisizione del software di Trendalyzer della Gapminder.

Cos’è Trandalyzer? E’ un software per animare le statistiche ed acquisito da Google nel 2006.

Trandalyzer è utilizzato in alcune delle applicazioni realizzate da BigG che si occupano di statistiche, come ad esempio i Motion Charts disponibili nelle Google Visaulization API.

Trandalyzer, dicevo, è utilizzato anche nel Google Public Data Explorer, all’interno del Google Labs; una raccolta di fatti e statistiche a livello mondiale, che attinge da diverse fonti (ad esempio The world bank) e che ha come obiettivo quello di permettere una più facile modalità di esplorazione, visualizzazione e comunicazione di grosse moli di dati.

L’idea di base è quella di reputare l’animazione dei grafici un modo per semplificare l’apprendimento delle informazioni.

Rammento che questa tecnica è usata non sono da Google, ma è anche presente in diverse soluzioni di analisi dei dati, come quelle offerte da Microstrategy , QlikView, oltre che a particolari  e personalizzate soluzioni.

Di sicuro, come viene anche detto nella pagina introduttiva del sistema, non è necessaria una particolare conoscenza e competenza per potersi districare all’interno dei diversi report presentati.

Sicuramente è stato fatto un buon lavoro per quello che concerne la scelta delle modalità di rappresentazione dei dati e di selezione delle diverse dimensioni e fatti, infatti, in puro stile minimalista Google, i grafici usano colori pastello ben calibrati e di facile lettura, su un rigoroso sfondo bianco.

I grafici proposti possono essere rappresentati secondo le seguenti categorie:

  • Grafici lineari
  • Grafici a barre
  • Rappresentazioni su cartografia
  • e diagrammi a bolle

La rappresentazione lineare è quella che già incorpora, come dimensione il tempo, per cui mostra a tutti gli effetti l’andamento, per esempio del GDP o GDI o PIL, per noi italiani, nel tempo; se si passa ad una rappresentazione a barre della stessa dimensione, ecco che avviene una cosa, che gli strumenti standard di analisi dei dati, dal passaggio da un grafico all’altro non farebbero, ovvero rinconfigurarsi e cambiare, per esempio le dimensioni. In questo caso, infatti, avviene che la dimensione tempo, scompare, e viene sostituita da quella “country”, salvo restando che il tempo viene “trasformato” in una dimensione animata, appunto grazie al sistema Trandalyzer.

Sotto al grafico a barre, appare uno slider, nel quale si può scorrere il tempo e vedere, in modo interattivo, l’evolversi dei fatti rapportati alla dimensione selezionata.

Non solo, vi è anche la possibilità di animare in modo automatico il passare del tempo.

Interessante, la possibilità di selezionare dal grafico o dall’elenco sulla sinistra, uno o più paesi, che verranno  evidenziati con colori diversi e che nell’animazione si muoveranno in base ai dati ad essi correlati.

Fintanto che si fanno dei raffronti su uno o due paesi, questo effetto, non solo è gradevole, ma aiuta a capire l’evolversi delle cose, e mi ha fatto una buona impressione, ma se il numero dei paesi da confrontare aumenta, diventa un grafico confusionario e si perde l’effetto desiderato, ovvero quello di semplificarne la lettura.

Altro problema si può ravvisare, è la perdita di un’informazione che potrebbe essere importante, ovvero il tempo, perchè non viene mostrato nello stesso campo visivo in cui variano le informazioni in movimento, inducendo una certa confusione di lettura. Questo difetto potrebbe essere risolto con:

  1. un rallentamento della velocità di animazione
  2. la riproduzione, sullo sfondo, dell’anno di analisi in corso

Diverso discorso va fatto per quello che concerne la parte di rappresentazione grafica riportata sulla cartografia e i grafici a bolle.

Entrambe le rappresentazioni sono accomunate dal fatto che usano una rappresentazione a bolle (bubbles), la cui dimensione, raggio, è proporzionale al fatto che viene misurato e la posizione sul grafico dalle coordinate geografiche, in un caso o dalle dimensioni che sono state selezionate per gli assi delle ascisse e delle ordinate.

I grafici a bolle sono di difficile comprensione, perchè mettono in relazione tre dimensioni e con l’effetto animato, a tutti gli effetti introducono un’ulteriore dimensione, rendendo il tutto poco chiaro e comprensivo.

Sono sicuramente d’effetto, ma non riesco a trovarne una reale necessità nell’utilizzarlo per rappresentare un’informazione.

In modo simile la parte geografica, forse perchè influenzato da quello che permettono di fare i sistemi GIS dedicati, il fatto di vedere una “palla” di dimensione variabile nel centro di una nazione, è meno intuitivo che un grafico a barre, e non aggiunge alcuna informazione utile, che un grafico a barre, appunto, può dare. Diversamente sarebbe se vi fosse una colorazione variabile delle aree geografiche ineteressate da quel fatto; in questo scenario, l’informazione grafica sarebbe più incisiva e sfrutterebbe maggiormente la natura geografica messa a disposizione come dimensione di analisi.

Come sempre siamo di fronte al bivio tra effetti speciali “marketing” per attirare l’attenzione ed intrattenere (o distrarre?), e un’idea o strumento che può avere un senso se utilizzato in modo conscio e ben preciso.

GO

Primo Post

In BI, VBI on febbraio 4, 2010 at 21:23

Primo Post! del resto bisogna da qualche parte incominciare; pertanto incominciamo.

VBIblog! cos’è VBI Blog? cosa vuole essere e cosa vorrebbe diventare?

Facciamo un passo indietro, cos’è la Visula Business Intelligence? esiste una definizione di Visual Business Intelligence? SI!, esiste, e la da uno dei più attivi e prolifici esperti in tale materia, Steve Few.

Steve Few, è forse uno dei pochi analisti che si è e si sta dedicando in modo specifico su un settore ben preciso della branca della Business Intelligence, ovvero quella dedicata alla modalità di rappresentare i dati in modalità grafica al fine di essere rappresentativi ed utili.

A questo punto è doverosa una premessa; ho menzionato Steve Few non a caso, in quanto sono un attento lettore dei suoi testi e dei suoi pensieri riportati sul suo blog (http://www.perceptualedge.com/blog/). Ovviamente non ambisco a divenire un suo emulo, quanto mi piacerebbe provare a contribuire alla divulgazione di alcuni principi e concetti semplici, ma che sono alla base di una corretta rappresentazione delle informazioni acquisite e trattate da i ben più complessi sistemi di BI.

Sembra un concetto ovvio e banale, ma il più delle volte, nell’ambito dei progetti BI, ci si inbatte in sistemi di reportistica ed analisi dei dati pieni zeppi di grafici colorati, carichi di effetti speciali che sembrano messi li apposta per attiorare l’attenzione del manager che deve, o ha acquistato la soluzione, piuttosto che assolvere al vero scopo del sistema, ovvero informare e rendere fuibili le informazioni faticosamente *sigh* recuperate.

Nell’augurarvi buona lettura, mi permetto di dire che sono ben accetti contributi vari da chiunque sia interessato a questo tema.

GO.

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