La storia, si sa, è un valido ausilio e voltarsi indietro ad analizzare il passato serve per poter proseguire nella direzione giusta, e permetterci di evitare errori precedentemente commessi o identificare eventuali ostacoli non ancora incontrati.
Nel suo ultimo post, Steve Few si è soffermato su un tema interessante: “Doing the Unprecedented” letteralmente “Fare senza precedenti”, ovvero concentrare energie per ricercare quello che ancora non c’è.
Cosa c’entra con il titolo del post? Ci arrivo.
Una delle conclusioni a cui arriva Steve, e che condivido, è legata al fatto che per vivere in un mondo migliore, non serve andare alla ricerca di ciò che non c’è, quanto sarebbe auspicabile concentrarsi su quello che interessa e che funziona; un approccio pragmatico, di buon senso e pratico (nonché con una certa dose di moralità), in sintesi le caratteristiche necessarie per chi si occupa di VBI.
Ed ecco che arrivo al punto, prendendo spunto per fare un salto indietro nel tempo, senza dover andare troppo in là, anche se potrebbe aver senso, ma basta, ed è un eufemismo, fermarsi nell’anno 1786 e ammirare quello che è stato prodotto da William Playfair, ingegnere scozzese che si è dedicato alla politica ed all’economia, e che per primo ha pensato bene di adottare rappresentazioni statistiche grafiche; per intenderci è colui che ha “creato” il grafico a bare, il grafico a torta e più in generale i grafici lineari.
Playfair ha vissuto una vita controversa ed intensa tanto che alcune biografie lo definiscono “un ingegnere ed economista mascalzone” mentre “Eminent Scotsmen” lo descrive come un “ingegnoso meccanico e scrittore”, ovvia visione di parte, ma che fa capire lo spirito arguto e d’innovazione che contraddistingueva Playfair.
Circa vent’anni prima di Playfair, Joseph Priestley, attivo filosofo, teologo e naturalista, aveva creato un innovativo modo di rappresentare un grafico “timeline”, dove barre individuali erano usate per visualizzare la durata della vita di una persona, e nell’insieme questo grafico era usato per fare confronti sulla durata della vita di persone differenti.
Queste barre ispirarono Playfair per la creazione dei grafici a barre che apparirono nel suo trattato “Commercial and Political Atlas” del 1786.
Pare che l’idea di usare i grafici a barre sia nata da un’esigenza dovuta al fatto che nella rappresentazione delle tendenze (grafici lineare) delle attività di importazione ed esportazione dei 34 più significativi paesi nel tempo (anni), mancasse proprio la serie storica legata alla Scozia, pertanto pensò di rappresentare con un grafico a barre l’unico anno in suo possesso con i valori suddivisi per ciascun paese con cui la scozia aveva rapporti commerciali.
Questo aneddoto mostra come le idee nascono dalla necessità dell’uomo di trovare soluzioni pratiche a questioni e problemi ben definiti.
Pertanto questo grafico costituisce la soluzione più genuina al problema di rappresentare confronti tra valori quantitativi discreti.
L’altra intuizione di Playfair è quella che un grafico permette una comunicazione migliore rispetto ad una tabella, tanto da essersi accreditato anche la creazione dei grafici lineari e dei grafici a torta.
Il trattato “The Commercial and Political Atlas” contiene, oltre al sopracitato grafico a barre, anche 43 grafici lineari, mentre il successivo Breviario sulla statistica (Statistical Breviary) del 1801 contiene i primi grafici a torta.
Riprendendo le primissime righe del post, analizzando il lavoro fatto da Playfair alla fine del 1700 e quelle che sono le modalità di rappresentare i dati ai giorni odierni, non ci sono grosse differenze sostanziali, dal punto di vista della pura rappresentazione grafica, mentre sono state poste maggiori attenzioni sugli strumenti tecnologici e sulle variazioni grafiche che hanno puntato su una sorta di abbellimento dei grafici dimenticando l’aspetto più importante, che è quello di dover semplificare la lettura dei numeri.
Mi preme, infatti fare un’ulteriore considerazione, che ci porta indietro nel tempo per arrivare ai tempi in cui l’uomo ha avuto, nel suo processo evolutivo, di esprimersi e di comunicare, sia in modo orale che in modo scritto, tanto che, dalle prime rappresentazioni grafiche rupestri, si è poi arrivati, nel corso dei millenni alla scrittura, e cosa c’è di più sintetico della scrittura? I caratteri dell’alfabeto ci permettono, composti in modo opportuno, di esprimere concetti semplici o complessi e in modo simile i numeri, tanto che un numero qualsiasi è immediatamente “letto” e “interpretato”, anche se i numeri, per una loro corretta interpretazione, devono essere inseriti in un contesto di riferimento, che ci fa capire se quel numero è grande o piccolo.
I grafici, hanno, quindi il compito di semplificare l’interpretazione dei numeri, nei caso in cui tanti numeri messi insieme non permettono di essere facilmente interpretati.
Infatti, se prendiamo, come esempio, questa semplice tabella, sulla falsa riga dei lavori fatti da Playfair, la tabella ha tutte le informazioni necessarie per capire gli andamenti, ma richiede particolare attenzione e un’attenta lettura per capire gli andamenti anno su anno e le differenze tra importazioni ed esportazioni.
Un grafico lineare, come quello che segue, che parte dagli stessi numeri, ci permette leggere e capire i numeri più velocemente, in quanto il messaggio da passare non è la lettura sul singolo numero ma è la lettura dell’andamento nel suo insieme.
Partendo dal grafico appena presentato, quello che segue, invece, è una rielaborazione grafica, usando una modalità più accattivante, in tre dimensioni, ma che ci disorienta e non ci permette più di leggere in modo immediato il grafico e l’andamento delle importazioni e delle esportazioni.
La storia, riprendendo l’introduzione del post, ci mostra che i grafici di Playfair, nella loro semplicità e bellezza grafica, sono e rimangono attuali e che bisogna porre attenzione sul’essenza della VBI non tanto sugli effetti speciali, come spesso li chiamo.
G.O.





